Ieri dopo molto tempo sono tornato a teatro. E' un peccato non andarci spesso. E' un peccato anche che i biglietti costino così tanto, e che non ci siano sconti per ragazzi (visto che poi questi teatri sono pieni di signorotte che mettono in mostra la loro pelliccia nuova).
Sono stato al Valle di Roma. Lo spettacolo era con la Regia (come al solito tutta particolare) di Carlo Cecchi. Due atti. Cioè due messe in scena. Differenti tra loro, ma con un filo comune, il teatro nel teatro: metateatro.
La prima messa in scena è stata Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me di Thomas Bernhard;
la seconda Sik Sik l'artefice magico di Eduardo De Filippo.
Gradevolissime ed impegnate allo stesso tempo.
La storia del signor Peymann si apre con una scena spoglia. Due attori in scena, un uomo, Herr Peymann e una donna, la signorina Schneider, rappresentata da un uomo.
Una valigia molto grande, piena di calzini camicie e... attori, drammaturghi e critici! Dei fantocci, maneggiati in maniera sprezzante dalla signorina Schneider.
Ed è subito un affronto a il Teatro, tutto!
Mischia gli attori con i calzini, e per far posto alle camicie toglie qualche nuovo drammaturgo!
Siamo a Bochum, e il signor Peymann è stato nominato direttore del Brugtheater, di Vienna. E' per questo che la signorina Schneider è alle prese con questa valigia, e Herr Peymann, anche se sta scrivendo su un fogliaccio seduto su una sedia, da ordini in confusione!
Il direttore vorrebbe anche portare gli applausi, ma non hanno ancora inventato valige per contenerne!
I dialoghi tra i due attori, sembrano subito un parlare al pubblico, o comunque a terzi. Cecchi non perde occasione di mandare a fanculo il pubblico, gli attori della compagnia e anche il Ministro dell Cultura... dico Cecchi, e non Peyamann; infatti in quelle battute l'attore esce dalla parte e sembra che voglia essere lui in prima persona. Cecchi è Cecchi che critica il teatro, che critica se stesso. E poco c'è da ridere su quei vaffanculo.
Non dimentico che uno dei primi affronti Cecchi lo fa ai registi. E non a casa il suo è un teatro di regia, che critica se stesso.
In tutta questa critica feroce, è chiaro però che per Peymann il teatro è tutta la sua vita. Un Cecchi quindi che critica il teatro da dentro. Sentendosi anche lui reo, delle critiche che rivolge al teatro.
Parlo di Cecchi, perchè è lui ad essere in scena. E a me piace analizzare l'evento teatrale direttamente dalla messa in scena. Non si dimentichi che il testo è di Bernhard. Potrei aggiungere che Cecchi se ne serve, ma non voglio altrimenti mi dilungherei in argomenti che non voglio prendere in considerazione ora.
Arrivati a Vienna si disfa la valigia... cavolo due attori morti! Soffocati! Per Peymann è normale: il teatro è un processo letale.
E anche il nuovo drammaturgo è morto: Congelato! C'era da aspettarselo da quel drammaturgo lì, e poi niente invecchia così in fretta come i nuovi drammaturghi - commenta Peymann.
Insomma questa prima scena è la partenza da Bochum, l'arrivo a Vienna, ma soprattutto una critica verso i registi, gli attori, i nuovi dramamturghi, i critici e il pubblico stesso. Cecchi accusa il pubblico di aver lasciato la testa nel guardaroba, ed in sala ci si sente "colpevoli".
Nella seconda scena troviamo ancora il signor Peymann in compagnia di Thomas Bernahard. Camminano intorno ad una specie di ellisse, disegnata da luci e "disegni". Il loro parlare appare spesso monotono. E forse si mira proprio a questi dialoghi stancanti, per far notare allo spettatore l'artificiosità di una messa in scena.
Peymann ha comprato dei pantaloni nuovi. Dovrà pur cominciare da qualche parte un direttore di un teatro, perchè no con il comprare un nuovo paio di pantaloni.
Da qui inizia il loro dialogo, e ritorna l'avvicinare l'arte di un attore, un regista, e via discorrendo, a dei vestiti. Prima con calzini e camicie, ora con dei pantaloni. Sarebbe bello poter comprare delle nuove teste, così come si comprano vestiti! Il teatro viene paragonato a della merce: ed ecco la mercificazione del teatro, e dell'arte.
La terza scena si apre con Peymann e Hermann Beil, il codirettore del Burgtheater. Sono seduti sotto un albero, disegnato da luci verdi, e alle loro spalle ci sono le luci di Vienna. "La Tempesta!" esorta Peymann. La Tempesta di Shakespeare, si intende. "La Tempesta da sola non basta!" continuerà il direttore. Già, perchè ha in mente di fare tutto Shakespeare in una rappresentazione di cinque ore. "Il teatro è senza via d'uscita" afferma ancora; e allora si lancia alla ricerca di una soluzione: incastrare tutto Shakespeare in un'unica messa in scena. Tutte le scenografie, tutti i personaggi, persino tutti i sonetti.
Un'idea folle, ma che racchiude la salute del teatro: un teatro come detto, senza via d'uscita, dove ogni tanto qualcuno cerca di trovare una soluzione, e quello che ne esce sono idee che si allontanano sempre più dalla soluzione.
Beil è taciturno, reagisce a quest'idea rimanendo per lo più in silenzio. E' completamente stupito, e forse inorridito! Risponde solo di rado con un "naturale", che manda in bestia Peymann. Non sopporta questa parola; tutto è artificiale per Peymann, per primo il teatro. E l'utilizzo di quella parola lo disturba.
Ancora una volta Peymann-Cecchi-Bernhard si allontana, o quantomeno vuole allontanarsi da questa visione "naturale" del teatro. Vuole esporne la finzione.
Eppure tutto si conclude con il direttore che si rivolge di nuovo a Beil, e ottiene ancora una volta come risposta "naturale"... "naturale" contrabbatte Peymann, e si spengono le luci. Si è arreso? Si è adeguato anche lui?
Sicuramente in questa rappresentazione non si trovano risposte, o verità. Ne sul teatro, ne sulla vita in genere. Si mette in moto però il cervello dello spettatore, e lo si invita ad avere un suo punto di vista.
Una comicità più immediata la si ha, dopo la pausa. Viene messo in scena ora Sik Sik di E. De Filippo. Piacevole e bellissima la struttura semplice e diretta.
Ancora un buon Cecchi.
A me interessava però discorrere sull'altra rappresentazione.
Carlo Cecchi sarà al Teatro Valle di Roma, fino al 18/11. http://www.teatrovalle.it/pages/dettagli.asp?idRecord=210&stagione=2007-2008&pagina=spettacoli
Consiglio anche di non perdersi sempre al Valle, Peter Brook, con Beckett.
http://www.teatrovalle.it/pages/dettagli.asp?idRecord=211&stagione=2007-2008&pagina=spettacoli
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